Introduzione:

Grazie all'ospitalità di Pietro Contegiacomo, ma con l'indipendenza che mi contraddistingue, riprendo a dissertare dalle colonne di questa testata.

Non ricordo l'ultimo Taccuino nè la data. Con furore ho cancellato tutto. Non importa: il tempo del volo è ritmato dagli avvenimenti e nel frattempo non è capitato nulla. Nulla, niente, l'assenza di qualunque cosa, questo è lo stendardo che garrisce al sommo dell'Aerostatica Italiana. Tabula rasa, schermo bianco.

Personaggi? Protagonisti? Solo scialbe ombre evanescenti.
Confortato da questo desolato scenario mi chiedo a chi potrebbero ancora interessare le mie parole. Quei quattro amici che ancora mi rimangono non hanno bisogno di leggermi. Mi conoscono e sanno come la penso.

C'è, tuttavia, un limbo di anime genuine, oneste, ed assetate di cielo che debbo salvaguardare dal "Vero".
Il Vero inteso come il Verbo, la Cognizione universale, l'Establishment, l'Apparato.
Esiste una tendenza da parte dei postulanti, prima, e degli allievi, dopo, nonché di molti piloti, a trattare la tradizione aerostatica con eccessivo rispetto e a dare per scontato che le verità divulgate da autorità affermate siano indiscutibili.

Imparare a ragionare con la propria testa e dissotterrare lo spirito critico affossato dallo stile dogmatico di certi personaggi è il minimo che mi auguro, in questo inizio d'anno, di inculcare negli spiriti belli che mi seguiranno.
Imparare, soprattutto, a dubitare delle affermazioni dei preposti.


Buoni voli a tutti Cesare Gardini